Post

Immagine
Questa mattina ho iniziato a leggere le pagine del capitolo XIV del libro “Il Signore” di Romano Guardini, che don Pietro Rossotti ha suggerito a tutta la comunità per questo giorno di Sabato Santo, e che Robert aveva già letto e stampato. Non avevo molto tempo, ma proprio all’inizio l’autore chiede al lettore di prendere i Vangeli e di leggere i quattro racconti delle ultime ore di Gesù (Matteo 27, Marco 15, Luca 23 e Giovanni 19). Ho pensato “lo farò in un altro momento”, ma poi qualcosa mi ha fatto fermare, e cercare i capitoli e provare a leggerli – nelle parole di Guardini – “con tutta la concentrazione del mio cuore, ricordando che [gli orrori che vi sono raccontati] sono stati sofferti per me ”. Sono rimasta impressionata. Ho pensato, in particolare, ad alcuni ex-alunni, desiderando che potessero anche loro leggere quelle pagine come mai sentite, per scoprire il mistero di un amore infinito.  Questa sera dieci adulti della nostra parrocchia, a cui Robert, insieme a me e al ...
Immagine
  Il 25 marzo è la festa dell’Annunciazione, per i milanesi la Festa del Perdono (da cui prende nome la via su cui si affaccia la Ca’ Granda, sede principale della mia alma mater), ma da qualche anno, per essere precisi dal 2020, è anche il Dantedì. Me lo aveva reso noto un’amica, allora collega di Sostegno, ma non avevo ben inquadrato la cosa fino a quest’anno – nonostante Dante, come tutti i miei alunni ed ex alunni sanno molto bene, sia forse il principale tra i miei “miti”.  “Il mio sogno è poter insegnare Dante al Providence College: in italiano!”. Lo stavo ripetendo da un po’ di tempo, ormai. E un giorno Robert mi ha detto: “Perché non iniziamo già adesso?”. Così l’iniziativa del “Caffè italiano!”, un’oretta nel primo pomeriggio in cui studenti, docenti e personale del College possono incontrarsi liberamente per parlare un po’ in italiano, davanti a un caffè (americano, per ora…) e a dei dolci (rigorosamente made in Italy, almeno quelli), si è allargato a comprendere un ...
Immagine
Neve!  Tanta neve così non la vedevo per lo meno dal 1985, l’anno della “super-nevicata”, uno dei primi ricordi che ho (avevo tre anni e mezzo!). Ricordo che eravamo andati dai nostri vicini di casa, bastava attraversare il giardino comune, e dalla cucina si vedeva questa specie di muraglia di neve. Credo qualcuno avesse costruito anche una specie di casetta. Ma non ricordo i dettagli: solo un’impressione di bianco, e, chissà perché, di luce non azzurra ma calda, forse per i riflessi della cucina. Con la neve si crea un paesaggio nuovo, diverso. Mi ha sempre colpito l’osservazione del pittore William, Bill, Congdon (che era originario di queste zone, di Providence per la precisione): quando nevica la luce del cielo si trasferisce sulla terra. L’aveva già osservato qui, forse, oppure negli inverni ancora innevati di qualche decina d’anni fa, dalla finestra del monastero della Cascinazza a sud di Milano. Non me ne ero mai accorta, ma da quando ho letto le sue parole ci faccio caso, e...
Immagine
Viaggio in Italia (2)  There’s no place like home . Sì, ma What can I call my home? Who is my family? Where do I come from? What is my history? Insieme a Oz mi sono tornati in mente anche questi versi di una canzone che ho sentito così tante volte, fin da quando è uscita e io ero ancora al Liceo, A new creation della Bay Ridge Band. Sento mie queste domande, ora che sono di nuovo a casa – la casa delle mie origini. Siamo ospiti dai miei genitori, tutto è come lo avevo lasciato, a tratti come nella mia infanzia, e insieme nuovo e diverso. La cara cena tradizionale con i nostri vicini di casa e un’altra famiglia di amici, il 23 dicembre, poi la vigilia passiamo a prendere uno dei nipoti per fare insieme l’albero di Natale (il presepe, sempre lo stesso da quando ho memoria, lo ha già fatto mio papà, ma come facciamo a “mettere i regali sotto l’albero” se non c’è l’albero?), e accogliamo la famiglia di mia sorella e gli zii ancora da noi. È bello cantare insieme i canti di Natale, d...
Immagine
Viaggio in Italia (1)  There’s no place like home . Non c’è nulla di più bello della propria casa.  La celebre chiusa de Il Mago di Oz mi risuona nella testa, mentre con Robert cerchiamo di “guadagnare il porto” di rientro dal nostro viaggio in Italia: casa, o almeno il suolo americano e poi si vedrà… Ci sono volute 42 ore, tra uno sciopero a Milano, una tempesta di neve a Parigi, code infinite per avere un cambio di biglietto e poi un posto dove passare la notte e poi qualcosa da mangiare nell’unico McDonald’s a portata di mano, sovraffollato di viaggiatori in condizioni simili alle nostre. Tra loro Moritz, giovane tedesco, ed Eduardo, un signore italo-argentino, con i quali Robert comincia a chiacchierare durante la coda. Finiamo per cenare insieme, e scopriamo che siamo anche nello stesso hotel vicino all’aeroporto. “Come sono felice di essere con voi!” esclama a un certo punto Eduardo, con il suo accento spagnolo, mentre ci dirigiamo verso l’hotel. Stavo pensando la stessa...
Immagine
Sul ripiano della cucina, vicino al piccolo forno e al tagliere del pane, ci sono due calendari adesso. A ben vedere, uno segna il dicembre del 2026: sì, un anno in anticipo! Guardando ancora meglio, si vedono molte foto, alcune sui singoli giorni del mese. Sono promemoria per i compleanni degli amici della comunità di Boston e dintorni, che da ormai più di un anno ci ha accolto – e ora ci siamo anche noi, nel calendario!  Di fianco, sulla bacheca, ho messo il manifesto di Natale di quest’anno, che dice “Questo luogo c’è” (qui la versione video, che mi ha molto colpito: https://youtu.be/aqxy-nzUT9w).  In questo mondo così ferito, messo alla prova ogni giorno, nella fatica, nel dolore, nel la violenza senza senso, ferito come, poco o tanto, i nostri cuori, Dio viene oggi, dentro la vita di ogni giorno, per stare con noi e non lasciarci mai più. Questa frase mi è rimasta particolarmente impressa ancora nel libro Alla ricerca del volto umano, che per un po’ ha accompagnato la ca...
Immagine
  Due settimane fa sono stata in trasferta a Boston. Una piccola avventura, per la prima volta senza Robert in treno in questa terra straniera, ma ora già un po’ più familiare. Al capolinea della linea arancione viene a prendermi il mio amico Michele (anche qui i nomi sono di fantasia): sulla sua auto familiare ci sono una sua figlia e un numero imprecisato di ragazzini. Stanno tornando dall’incontro dei Cavalieri, una compagnia di adulti e ragazzi delle medie che condividono l’esperienza della Chiesa nel movimento di Comunione e Liberazione. Uno dopo l’altro Michele li riaccompagna a casa: vivono tutti abbastanza vicino. “Che bel quartiere!”, penso, perché sembra tranquillo (siamo un po’ fuori dalla città, a nord), ma soprattutto per l’aria di famiglia che si respira.  Arriviamo a casa di Michele: sua moglie Serena sta finendo di preparare la cena. Li conosco dai tempi dell’università, ma li avevo persi di vista e ora li ritrovo qui, con cinque figli. La tavola è apparecchiat...