Viaggio in Italia (2)
There’s no place like home. Sì, ma What can I call my home? Who is my family? Where do I come from? What is my history? Insieme a Oz mi sono tornati in mente anche questi versi di una canzone che ho sentito così tante volte, fin da quando è uscita e io ero ancora al Liceo, A new creation della Bay Ridge Band. Sento mie queste domande, ora che sono di nuovo a casa – la casa delle mie origini. Siamo ospiti dai miei genitori, tutto è come lo avevo lasciato, a tratti come nella mia infanzia, e insieme nuovo e diverso. La cara cena tradizionale con i nostri vicini di casa e un’altra famiglia di amici, il 23 dicembre, poi la vigilia passiamo a prendere uno dei nipoti per fare insieme l’albero di Natale (il presepe, sempre lo stesso da quando ho memoria, lo ha già fatto mio papà, ma come facciamo a “mettere i regali sotto l’albero” se non c’è l’albero?), e accogliamo la famiglia di mia sorella e gli zii ancora da noi. È bello cantare insieme i canti di Natale, di fronte a Gesù Bambino nato per noi con un po’ d’anticipo – verso le dieci mio papà ha posato sulla paglia la sua statua, non piccola perché il nostro presepe era un tempo usato in una chiesa –. Il giorno di Natale andiamo, la sera, dagli zii di Milano, la sorella di mia mamma e la sua famiglia: ogni cosa è così curata, siamo accolti anche attraverso una tavola meravigliosa. La famiglia ci è vicina, ogni giorno tramite i miei, ma anche in occasioni particolari, come la gita a Bergamo Alta con gli zii dalla parte di mio papà e uno dei nipoti, o l’indomani il pranzo a casa di mia cugina e della sua famiglia con i parenti di mia mamma, o il capodanno da mia sorella ancora con gli zii e gli altri due nipoti. E si allarga, questa famiglia, anche per Robert, che tra una mangiata e l’altra incontra parenti che ha conosciuto solo per messaggio – lui sa che a noi italiani piace stare insieme così: lo ha già visto nella sua famiglia, che ha origini italiane, ma ora l’esperienza è, come dicono qui, “on steroids”.
Anche gli amici sono vicini, finalmente possiamo riabbracciare dal vivo tanti di loro! Il giorno dopo l’arrivo, nel pomeriggio, siamo già dall’amica che è come una sorella, passiamo un’oretta con la sua famiglia e siamo felici che i bambini già giochino con i loro regali americani – poi ci rivedremo con lei e l’altra amica del nostro trio e suo marito, davanti a degli ottimi pizzoccheri, a fine dicembre. Un saluto natalizio a un’amica di una vita, che potremo salutare di nuovo prima di partire. Un caffè con un ex alunno che ci racconta che ha trovato una bella strada lavorativa. Gli amici italiani che ora vivono o hanno vissuto a Boston organizzano un ritrovo nel centro di Milano: che strano ritrovarsi in Italia con una parte della nostra compagnia negli States! Li raggiungiamo dopo una bella chiacchierata con il docente che mi ha seguita negli anni dell’università e oltre, con cui ancora siamo in contatto. Una coppia di amici con cui abbiamo potuto già condividere qualche momento insieme viene a trovarci per una giornata, con tanti regali: a sorpresa aggiungono anche la pipa che Robert desiderava prendere proprio a Cernusco. La mia madrina di cresima, suo marito e uno dei loro figli ci ricevono nella casa dove ho passato tanti pomeriggi quando andavo a scuola. Il 2 gennaio andiamo in giornata a Pisa, e la giriamo in lungo e in largo, dai Pisano a Keith Haring. Quanti ricordi dei tempi del dottorato, e non molto è cambiato, persino il posto delle focacce con la “cecina” e la salsiccia cruda dove andavamo con gli amici della comunità esiste ancora. La sera siamo a Borgo Val di Taro, ospiti da un’amica che ho conosciuto proprio a Pisa: finalmente ci rivediamo con lei e il marito, e possiamo incontrare anche la loro figlia, che ha già dieci anni, è così grande e sveglia! Passiamo il giorno seguente con loro, passeggiando per il borgo e la valle del Taro, ricollegando passato e presente.
Sono gli ultimi giorni italiani e abbiamo ancora tanti appuntamenti. Robert comincia ad essere un po’ esausto, ma un anno e mezzo via non è poco, e così accetta anche quest’ultimo tour de force. Domenica è il giorno del coro della chiesa di Santa Maria alla Fontana, che ci accoglie come se non fossimo mai partiti. Salutiamo don Vittorio, poi il pranzo nella casa offerta da una delle anime del coro, con la figlia, come in famiglia. Nel pomeriggio siamo d’accordo di vederci con il nostro don Gaetano, in una sala dei Salesiani: le nostre telefonate da oltreoceano ci hanno permesso di tenere un filo diretto, e ne siamo così grati. Lunedì 5 gennaio andiamo a visitare un’amica che è in missione in Brasile e sua mamma: nonostante ci vediamo così poco c’è un affetto tra noi che mi sorprende. Così con un’amica maestra ora in pensione, con cui ho condiviso un anno nella casa colombiana dei memores, che viene a trovarmi nel pomeriggio. La sera è per “le ragazze di via Sarno”. Con loro ho vissuto una vita intera, e al vederle scoppio a piangere: siamo ancora insieme, anche se in modo tanto diverso. L’Epifania la passiamo a Orta, visitando Suor Maria Maddalena, godendo della nostra amicizia e della sua speciale ironia, piena di pace. Il 7 gennaio vado a scuola, e c’è anche lì aria di casa: gli ex alunni così grandi e belli, mi sembrano anche contenti e lo spero con tutto il cuore, tanti colleghi che sono felice di rivedere. Con il mitico gruppo “Magic Cooker” ci vediamo anche nel pomeriggio, con Robert, prima di andare a trovare un altro docente universitario che è per me un punto di riferimento da sempre, e che “mi ha seguita in tutti i miei cambiamenti”. Per caso, per via, incontriamo anche un amico musicista e poeta, che ci ha lascia il suo libro di poesie con una dedica. L’ultimo giorno prima di partire andiamo dalla sorella della mia amica-sorella, per un pranzo che si allarga fino al pomeriggio a giocare con i suoi figli. Arriviamo in ritardo alla merenda con alcuni amici del periodo colombiano – mi sento in colpa, ma mi scioglie l’accoglienza degli abbracci e della casa pronta per noi.
Gli ultimi saluti sono per videochiamata: con ex alunni di qualche anno fa, la mia classe “croce e delizia” che ora è un pezzo di cuore, con la nostra amica italo-argentina, con mia sorella e con la mia amica-sorella.
Ora siamo pronti per ripartire. Per lasciare casa, per tornare a casa.
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