Due settimane fa sono stata in trasferta a Boston. Una piccola avventura, per la prima volta senza Robert in treno in questa terra straniera, ma ora già un po’ più familiare. Al capolinea della linea arancione viene a prendermi il mio amico Michele (anche qui i nomi sono di fantasia): sulla sua auto familiare ci sono una sua figlia e un numero imprecisato di ragazzini. Stanno tornando dall’incontro dei Cavalieri, una compagnia di adulti e ragazzi delle medie che condividono l’esperienza della Chiesa nel movimento di Comunione e Liberazione. Uno dopo l’altro Michele li riaccompagna a casa: vivono tutti abbastanza vicino. “Che bel quartiere!”, penso, perché sembra tranquillo (siamo un po’ fuori dalla città, a nord), ma soprattutto per l’aria di famiglia che si respira. 

Arriviamo a casa di Michele: sua moglie Serena sta finendo di preparare la cena. Li conosco dai tempi dell’università, ma li avevo persi di vista e ora li ritrovo qui, con cinque figli. La tavola è apparecchiata per undici: oltre a me stanno arrivando anche Stef, un’amica che è ormai di casa, e due ragazzine figlie di amici. Dopo cena, uno dopo l’altro, molti altri ragazzini cominciano a popolare la casa (ci sono anche quelli che avevamo accompagnato a casa poco più di un’ora prima!). Giochiamo ai mimi mentre aspettiamo gli ultimi arrivati: alle 7.30 avrà inizio l’incontro del bookclub organizzato da Serena e Stef. Qui i bookclub sono molto popolari, ma l’avevo inquadrata come cosa per adulti, e invece no!: ecco davanti a me un bel gruppo, tra elementari e medie, il libro è The trumpeter of Krakow, una storia ambientata nella Polonia del tardo Medioevo, e tutti sono attentissimi mentre Serena e Stef fanno domande per ricapitolare la prima parte della storia. 

Sono qui per questo: Serena mi ha proposto di partecipare al bookclub, ne sono stata felicissima, ma non ho potuto partecipare al primo incontro. Questo è il secondo, e mi hanno chiesto di raccontare qualcosa della Basilica di Santa Maria a Cracovia, collegata in molti modi al romanzo. Non sapevo nulla di questa chiesa, per cui nei giorni precedenti mi preparo, mettendo insieme una presentazione un po’ interattiva. È da un bel po’ che non parlo davanti a uditori così giovani, non so proprio come andrà, e mi sento emozionata quando sulla parete appare la prima slide, con la Basilica che svetta alla fine di una strada, tra i palazzi di Cracovia. Ho preparato delle domande e anche delle risposte: che sorpresa vedere sempre due, tre, cinque o più mani alzate, e ancor più sentire le risposte, geniali o divertenti, ma che vanno sempre ben oltre quelle che avevo pensato. Poi Stef lancia delle domande di riflessione sui capitoli successivi: e anche qui le risposte mi lasciano stupita. È sabato sera e sta accadendo qualcosa di davvero singolare in questa casa a nord di Boston: c’è un “villaggio” all’opera, è per tutti e sono grata di farne parte!

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