Come è importante ricordare! Potessimo bere costantemente le acque dell’Eunoè (forse non vi ricordate cosa sia, ragazzi, ma sono certa di avervene parlato, se ci siamo avventurati insieme su per le cornici del Purgatorio)… Beh, purtroppo non possiamo. Però una cosa possiamo farla: esercitare la memoria, soprattutto la memoria del bene che ogni giorno ci raggiunge in molteplici forme. Ricordo ancora quando il mio prof. di Filosofia del liceo ci aveva raccontato che una ragazza, a cui era stato chiesto quale unica cosa avrebbe salvato da un ipotetico naufragio, aveva risposto “la memoria”. Allora l’avevo trovata una risposta singolare, oggi ne vedo più chiaramente il senso, pensando alla mia storia, fino ai tempi più recenti. (Ed ecco che ho già declinato il verbo ricordare due volte in un solo paragrafo). 

Ci pensavo mentre con Robert eravamo al lago nel piccolo appartamento affittato dai miei genitori, vicino a dove avevamo la casa di famiglia: gli stessi luoghi della mia infanzia e di una vita. Le memorie riaffioravano costantemente, davanti a ciò che non è cambiato, come la piccola chiesetta di Santa Veronica, affacciata sulla baia di Caldè, e davanti a ciò che è cambiato, come i campetti da tennis dove i miei cugini giocavano, mentre io, la più piccola, facevo la “raccattapalle”, ora abbandonati e coperti di erbacce. Ma pensavo, ancor più, alla memoria recente: l’aver incontrato ancora tante persone care, l’aver visto cose meravigliose e mangiato cibi buonissimi a Parma, Bologna e Firenze, e poi a Lerici; in quei giorni al lago il bel pranzo-regalo con don Massimo, l’invito dei vicini di casa, l’incontro con don Sandro, più giovane di noi nonostante le apparenze, e tanti, tanti doni piccoli e grandi… Il giorno dopo, a volte anche un’ora dopo, tristemente, è come se nulla fosse accaduto. 

Adesso che non appartengo più – almeno, non ufficialmente – alla compagnia dei memores Domini, riscopro la densità di quel nome come una realtà necessaria per ciascuno, in qualunque condizione si trovi. È il richiamo che ricevo dal libro che stiamo leggendo con un piccolo gruppo meravigliosamente variegato in parrocchia, il nostro Community Reading Group: La pratica della presenza di Dio di Fra Lorenzo della Resurrezione. L’invito a ricordare che il Signore è qui, è presente e vicino. “Lo so!”. Ma un conto è saperlo, un conto è “riportarlo al cuore”, come suggerisce l’etimologia del verbo. Ci ha parlato dell’importanza della memoria anche Father Cotta all’intensa Youth Conference a Steubenville, in Ohio, alla quale ho partecipato con un gruppo di giovani e adulti di St. Pius X (Westerly) e Our Lady of Mercy (East Greenwich). E leggendo questo articolo de "il Sussidiario" due giorni fa ho realizzato che la memoria è la linfa vitale del viaggio di ritorno di Ulisse, nell’antico poema come nella resa epica e insieme contemporanea dellultimo film di Christopher Nolan, che abbiamo visto ieri sera al cinema con un gruppetto di amici. Così, la parola nostalgia significa letteralmente “dolore del ritorno” (sapete quanto amo le etimologie!). 
Vivere la memoria, ma anche aiutarsi a viverla: come dice la canzone Si jamais j'oublie, che avevo dimenticato...

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