Quando ero piccola - sarò stata alla fine delle elementari, o alle medie - mia mamma mi ha chiesto di scrivere in bel modo su un foglio questa frase, da appendere in cucina: e lì è rimasta per molto tempo, così che ancora me la ricordo a memoria:
Il padre di San Bernardo, parlando con la sua sposa dopo 25 anni di matrimonio, le disse: “Concludemmo che c'era un modo per cambiare tutto il mondo, ed era cambiare noi stessi. Fissammo un principio fondamentale, e cioè che l'anima di ogni riforma è la riforma di ogni singola anima. Stabilimmo che Dio ci aveva posti in questo minuscolo punto dell'universo, che si chiama casa, con l'unico fine di rendere questo puntino bello ai suoi sguardi infiniti.”
Qualche anno fa ho scritto questa frase a ciascuno dei miei alunni che stavano concludendo il loro quinto anno delle superiori, e avevo scoperto che nella versione originale al posto della parola “casa” c'è il nome del luogo in cui la famiglia di San Bernardo viveva, cioè Fontaines. Avevo allora lasciato la parola scritta a matita, perché ognuno potesse sovrascrivere il nome del luogo in cui viveva.
Oggi ripenso a questa frase, oggi che stiamo sistemando la nostra casetta, la casa costruita dal nonno Bob e dove fino alla scorsa estate ancora abitava la mitica Grandma Betty - che non vediamo l'ora di riportare lì, per quanto possibile, il più possibile -. Tempo, pazienza e soldi, come nella canzone di George Harrison: teniamo quasi tutto, ma intanto occorreva togliere la vecchia moquette (lavoro che ha impegnato soprattutto Robert, con il mio aiuto per caricare sul pick-up i pezzi di moquette tagliata e togliere le graffette), ridipingere le pareti e gli armadietti (i pittori hanno finito proprio oggi!) e rifare il bagno che ha ormai “fatto la sua battaglia”.
Poco tempo fa siamo stati da un amico alla sua open house: ha invitato un po’ di persone per una grigliata nella sua nuova casa che ha da poco finito di ristrutturare da solo, essendo un costruttore. Il giorno dopo eravamo di nuovo lì, a condividere gli avanzi della festa dopo il Community Reading Group in parrocchia. Ci ha detto: “Ecco, ci ho messo così tanto a risistemare la casa, adesso è pronta, e ora?”. Intanto ci aveva ospitato per due giorni di fila: così gliel'ho detto: “E ora puoi ospitare i tuoi amici!”.
Anche noi vorremmo che la nostra casa fosse aperta per accogliere chi vorrà venire a trovarci. Abbiamo pensato a una stanza più grande per gli ospiti, e anche in quella piccola vorremmo tenere il letto, invece che trasformarla in uno studio, per cui metteremo le nostre scrivanie nel salotto, che è abbastanza lungo per contenere anche il divano e le due poltrone. “… con l'unico fine di rendere questo puntino bello ai suoi sguardi infiniti.” Non so da dove venga la traduzione “sguardi infiniti”, anche se mi è sempre piaciuta moltissimo. E mi sembra c'entri, in modo profondo, con la versione originale, che è in inglese (ho infine scoperto che l'autore del libro da cui il brano è preso, “La famiglia che raggiunse Cristo”, è l'americano Padre Marcel Raymond):
“We decided that there was a way to change the whole world and that was by changing ourselves. We determined on the cardinal principle that the soul of all reformation is the reformation of the individual soul. We decided that God had placed us in this tiny speck of the universe, that we call Fontaines, for the one purpose of making that tiny speck beautiful for Him.”
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