È l’ultimo giorno di lezioni al college, venerdì 1° maggio, e la settimana seguente ci saranno gli esami finali. Anna (come sempre i nomi sono di fantasia) lo ripete più volte: è una sorpresa che siamo così tanti, un venerdì sera a ridosso degli esami! C’è anche un mio alunno, invitato all’ultimo: dopo la bella conferenza del Prof. Carozza sull’AI e la dignità dell’uomo, stavo parlando con Stef di questo incontro, e lui era lì. “Vuoi venire anche tu?” – “Va bene!”. Mezz’ora dopo ci troviamo tutti nel Center for Dominican Studies, una bella sala nel cuore del Providence College. Io e Robert arriviamo appena in tempo: entriamo di soppiatto, ma i ragazzi e Stef, accompagnata da un’altra amica di casa, stanno ancora chiacchierando. Salutiamo anche noi: siamo contenti di esserci potuti fermare, per la prima volta, a questo che è l’ultimo ritrovo dell’anno. Qualche minuto e poi ci sediamo attorno al grande tavolo quadrato per l’assemblea sul quinto capitolo di All’origine della pretesa cristiana di Luigi Giussani.
Cominciano ad emergere le domande, e si apre un dialogo intenso. «Stando con i miei amici mi accorgo che condivido alcuni momenti, ma magari non i più importanti». «Ma pensa ai discepoli, quando sono andati alla festa per il matrimonio a Cana: era una semplice festa, e guarda cosa è accaduto… Ogni momento è importante!». «Mi sembra che non do al Signore tutto quello che potrei dargli». «Però “Jesus accepts gladly what one can give him”. Qui il cuore è Lui, quanto è sorprendente la sua persona!». Amo le risposte, che illuminano prospettive diverse e più ampie, ma amo anche le domande, che nascono sincere da cuori che desiderano amare, vivere di più. Prima degli avvisi qualcuno si allontana per andare a prendere le pizze: la cena è un bel momento per chiacchierare e, per noi, conoscersi – anche se non siamo i soli ad essere nuovi questa sera.
Eppure c’è una familiarità particolare. Quando ci sediamo in cerchio per cantare insieme sono un po’ in pensiero, ma la preoccupazione si scioglie al ritmo di un “Oh when the Saints!” in cui a turno un po’ tutti siamo chiamati a intonare, senza vergogna, come tra vecchi amici. Robert pensava che saremmo potuti partire dopo cena: gli stavo dicendo che mi sarebbe piaciuto fermarmi anche alla serata di canti, quando Anna esclama «Oh no! Sta arrivando don Paolo, ma la ragazza che doveva suonare la chitarra non può venire!». Non ci penso due volte: «Robert suona la chitarra!». E così eccolo lì, con quattro ragazzi, quasi una band, a suonare per tutti. Canti irlandesi e brasiliani, tradizionali e contemporanei, allegri o meditativi – all’inizio balliamo anche, e non riesco a fare a meno di ridere; alla fine il canto si fa preghiera. Tornando a casa in macchina attraversiamo il caos delle feste del venerdì sera. Ripenso al nostro stare insieme semplice e pieno di vita. “Vuoi venire anche tu?”.
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