La scorsa domenica siamo stati a Enders Island (https://endersisland.org/). Era da un po’ che chiedevo a Robert di poterla visitare: me ne aveva parlato più volte, e molti di quelli che mi conoscono sanno come la questione delle dipendenze mi stia molto a cuore, sia per il problema in sé, come una spina nel fianco molto dolorosa, sia per la speranza di possibili supporti e aiuti per uscire dal tunnel. 

Dopo mezz’ora circa di viaggio in auto, e dopo aver attraversato Mason Island, e lo stretto ponte che la collega a Enders Island, ci siamo trovati su questa isoletta del Connecticut – grande appena 4,5 ettari: circa 6 campi da calcio, se non mi sbaglio. Passando per il ponte sembra quasi di camminare sulle acque: l’oceano a destra, l’oceano a sinistra della macchina, e si può abbracciare con lo sguardo l’intera isola. Abbiamo lasciato la macchina nel parcheggio e percorso i sentieri che circondano la grande villa in stile Arts and Crafts voluta dai coniugi Enders, da cui l’isola ha preso il suo attuale nome: Dr. Thomas Enders, che aveva acquisito il terreno nel 1910, e la sua seconda moglie, Mrs. Alys Enders, che nel 1954, poco prima di morire, avrebbe donato la tenuta alla Società di St. Edmund, una comunità religiosa nata in Francia nel XIX secolo, con una particolare sensibilità educativa e sociale. 

Che pace e che silenzio nel giardino pensato per accogliere e ancora sopito nel freddo invernale (“Dobbiamo tornare in primavera, quando qui sarà tutto fiorito!”). La luce del pomeriggio, l’oceano ora più vasto davanti agli occhi, tavoli e sedie qua e là, e piastrelle colorate sul bordo esterno della villa. Father Tom ci aspettava dentro: ci eravamo accordati con lui per una visita, e ha accolto anche noi, regalandoci due ore abbondanti del suo tempo e un dialogo intensissimo. Davanti a una tazza di tè, preso nella cucina a misura di comunità, ci ha chiesto di noi, e ci ha raccontato la storia della villa – e la sua: da più di trent’anni è il responsabile dell’Enders Island Retreat, che offre un luogo di preghiera e silenzio, e anche di recupero per giovani che abbiano già affrontato il percorso di disintossicazione. 

Prima di andare via – torneremo! – abbiamo visitato la cappella di Nostra Signora dell’Assunzione, guidati dalle indicazioni di Father Tom: il mare è presente ovunque, si vede dalle finestre ma è anche dentro le immagini, e nelle quattordici stazioni della Via Crucis miniate da Jed Gibbons compare più volte, come sullo sfondo della prima scena, mentre Cristo è legato a un pilastro del giardino della Enders House. 

È un conforto sapere che esistono luoghi come questo. E ora che l’ho visto, lo porto nel cuore, come speranza e domanda ancora aperta.

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