Ormai il nostro sta diventando un appuntamento mensile – ma vedremo, può darsi che dicembre porti qualche sorpresa: come accade da parecchi anni a questa parte, del resto!...
Qualche settimana fa stavo raccogliendo le foglie cadute davanti al nostro piccolo appartamento. Ce n’erano molte, accumulate da tempo. Ci ho messo un po’, ma alla fine ero soddisfatta: l’ingresso era molto più ordinato e accogliente. Dopo qualche ora, un fischiare di vento mi ha messo in allarme: proprio come temevo, di nuovo foglie secche dappertutto! L’indomani mi sono messa a raccoglierle ancora, guardando un po’ sconsolata gli alberi intorno e una leggera brezza che per il momento mi lasciava tregua: ma sapevo non sarebbe stata l’ultima volta.
Ho ripensato a quello che una amica con cui abitavo mi aveva detto un po’ di tempo fa: lei è infermiera; stavamo pulendo la cucina, e d’un tratto ha esclamato che le piaceva pulire la cucina perché è un lavoro che non termina mai, appena finisci hai già quasi bisogno di ricominciare, e lo fai per amore, proprio come con i pazienti all’ospedale: a volte hai appena finito di lavarli e presto occorre farlo di nuovo… Ricordo che rimasi tanto colpita, perché per me era l’opposto: che scocciatura dover ricominciare daccapo appena finito il lavoro! Ma il punto, ancora una volta, è l’amore. Userei una parola che ci siamo dette con una collega più giovane di me, facendo colazione per salutarci alla fine dell’anno, tentando di confrontarci su ciò che ci sembrava più importante nel vivere l’insegnamento: la cura. Era qualcosa che avevo visto in lei, nel suo preparare le lezioni e nel suo rapportarsi con i ragazzi.
Cura significa attenzione, al raggio di sole come alla foglia secca; significa azione, amorevole per come uno può; significa pazienza speranzosa: ogni giorno è diverso, e magari la risposta ti arriva oggi, magari arriverà domani o tra un mese, magari la vedrà arrivare un altro tra qualche anno, ma tu non ti stanchi di dare, proporre e riproporre – come mi diceva un altro mio amico che è musicista, dopo aver incontrato a scuola i miei alunni di allora. Ho intuito questo prendendomi cura di una pianta, più di un anno fa: ogni giorno richiedeva attenzione, azione amorevole e pazienza, per vedere se avesse bisogno di acqua, per potare i rami secchi, spostarla magari alla luce e attendere che crescesse secondo i suoi tempi. Un giorno, nel notare nuove piccole foglie di un verde più chiaro, ho pensato a uno dei miei alunni più difficili, che aveva fatto piccoli passi a un certo punto, e a come ero stata tante volte impaziente con lui, sfiduciata, sbrigativa, poco attenta a come era fatto. Anche lui richiedeva quella cura…
P.S. Inutile dire che anche oggi è un giorno speciale! Per l’America in modo particolare: si celebra la festa della Virgen de Guadalupe, che è patrona di tutto il continente americano
(https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2020-12/la-vergine-di-guadalupe-madre-della-civilta-dell-amore.html).
Anche noi abbiamo una sua immagine in camera: è una immagine dolce e potente, familiare e piena di mistero (per gli appassionati di stelle, come me: cercate informazioni sul mantello di questa Madonna!).

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